La coscienza

la coscienza
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La realtà è diversa dal luogo piena di rumori, colori ed odori in cui il cervello ci fa vivere. La realtà che noi conosciamo, è solo quella che emerge dall’interazione tra la nostra mente, dotata di coscienza, e dell’ambiente. Tutto ciò che integriamo nella nostra coscienza è solo ciò di cui abbiamo fatto esperienza attraverso i nostri organi di senso. I sensi sono i nostri mezzi che ci permettono di interagire col mondo che ci circonda.

La nostra mente si è evoluta in modo da conservare ancora oggi l’istinto di sopravvivenza e la paura come i fondamentali motori della nostra vita.

Questo meccanismo però risulta ancora grezzo e poco affidabile, non è in grado di metterci sull’avviso se non di fronte a pericoli noti, o simili ad altri già sperimentati, e che abbiano un effetto immediato sulla nostra salute e sul nostro benessere.

Fuori dalla nostra coscienza giace il mondo freddo e alieno fatto di cose reali.
Tra i due si estende il confine angusto dei sensi.
Nessuna comunicazione tra i due mondi è possibile se non attraverso una stretta striscia.
Per una corretta interpretazione di noi stessi e del mondo, è della massima importanza che questa terra di confine sia esplorata.
Heinrich Rudolf Hertz (Fisico tedesco)

Il ruolo dell’inconscio

Per gran parte della nostra vita, noi viviamo al di fuori della consapevolezza; un esempio è il sonno, a cui dedichiamo un terzo della nostra vita. Durante le ore di sonno, noi viviamo in una dimensione nella quale accadono cose indipendentemente dalla nostra volontà.

In moltissime situazioni ci accorgiamo di avere agito in un certo modo soltanto dopo averlo fatto; oppure, ci rendiamo conto che la decisione è giunta alla nostra consapevolezza in maniera spontanea ma non consapevole.

Vi capita che quando dovete affrontare un lavoro difficile, questo non riesca al primo tentativo? Ma se vi dedicate ad altro, o vi riposate e poi si ritenta, improvvisamente l’idea decisiva sembra venire da sola.
Questo avviene perchè il lavoro inconscio avviene ed è utile non solo se precede ma anche se segue quello conscio.

L’attenzione.

La confusione che risulterebbe dall’accesso di troppi stimoli e informazioni provenienti dall’esterno è evitata da filtri che fanno entrare nella coscienza un’informazione rilevante alla volta. La cognizione cosciente è quindi il risultato di una selezione.
Dobbiamo dunque imparare a selezionare stimoli e informazioni e a organizzare una corretta gerarchia tra di essi. Questo, perché l’attenzione non è altro che la consapevolezza che un’informazione è arrivata alla coscienza a scapito di altre.

Alcune cose che sappiamo della mente.

L’evoluzione umana ha costruito una funzione fondamentale dei nostri circuiti neurali deputata a dare una giustificazione, la più plausibile possibile, di ciò che stimola i nostri sensi.

Questo “imperativo cognitivo” ci costringe a inventare il mito di Zeus che scaglia fulmini sulla terra quando è arrabbiato o almeno fino a quando non si scoprano risposte più plausibili.

Se la spiegazione non si trova, bisogna inventarla, perché la mente è nata proprio per questo scopo: conoscere l’ambiente per garantire la nostra sopravvivenza e proteggerci dai pericoli.

Esistono fenomeni, per i quali il sistema nervoso può cambiare funzione e struttura durante la vita di ognuno sotto l’influenza dell’ambiente. Si tratta di fenomeni di plasticità cerebrale; questi cambiamenti non sono trasmissibili con i geni.

Ciò significa che il cervello muta costantemente la sua struttura in funzione delle attività che svolge con maggiore o minore dispendio energetico; un cervello che si allena nello svolgimento di una determinata attività diventa più abile di prima.

Questo non significa che una persona dotata di un quoziente intellettivo molto basso possa diventare un genio con l’applicazione e lo studio, ma certamente potrà “essere ciò che veramente è”, scoprendo e sviluppando quelle qualità che potrebbero rendere la sua vita più piena di soddisfazioni e gratificazione per sé e per gli altri.

Le trappole della mente – Il sonno della ragione genera mostri.

Dobbiamo prestare molta attenzione a quando reagiamo di impulso a determinati eventi che ci scuotono emotivamente, perchè la nostra scelta, in principio è dettata da considerazioni che emergono dalla nostra sfera irrazionale, affettiva ed emotiva.

Solo quando prendiamo il tempo necessario per considerare razionalmente la situazione, ci rendiamo conto che la scelta iniziale, non era quella più corretta ed efficace.

Confondere i due piani è pericolosissimo, ma lo facciamo tutti i giorni. Agire, prendere decisioni o fare promesse sotto l’effetto di emozioni come rabbia, rancore, imbarazzo, sdegno, desiderio sessuale, gelosia, può essere rischioso.

In questi casi, gli umori momentanei hanno il sopravvento e integrano automaticamente per noi i fatti, fornendo analisi e soluzioni poco oggettive, ma che noi crediamo tali.

Poi ci sono i falsi ricordi. Il sistema nervoso non riesce a discriminare tra ciò che è realmente accaduto e come realmente l’abbiamo elaborato, perché la realtà è quella filtrata dai nostri organi di senso e dalle nostre esperienze cognitivamente e inconsciamente elaborate, con le quali ci rappresentiamo una realtà personale.

Secondo Piattelli Palmarini, tendiamo a rimuginare sui se e sui ma anche di fronte a situazioni già perfettamente definite.

Conclusione

L’attività psichica è costituita di due diverse tipologie di funzioni, quelle consce ed inconsce. Quest’ultime rappresentano la parte più potente, condizionante e di più frequente applicazione ad ogni ambito della vita quotidiana.

In una società come quella dei nostri giorni, nella quale ogni individuo è bombardato in ogni istante da stimoli esterni, rende più facile il declino delle attività cognitive superiori, sostituite da risposte stereotipate, impersonali, facili, che non impegnano la mente ma lasciano solo spazio alla sfera emozionale.

Questo ci fa capire che è facile modificare il nostro comportamento in risposta a stimoli che ci condizionano se non quando è troppo tardi.

E’ importante dunque riflettere sempre su ciò che facciamo, utilizzare il nostro senso critico, non dare mai nulla per scontato: solo in questo modo si può sostenere di avere una coscienza, e non solo di avere una mente.


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